ISOLA TIBERINA…ANTICHITA’ E DIVERTIMENTO!

Ho sempre amato l’Isola Tiberina, specie nei mesi estivi, un connubio di antichità e divertimento. Potete ammirare pezzi di storia e nello stesso tempo rilassarvi grazie alla presenza di vinerie, ristoranti, bancarelle e un laboratorio cinematografico. L’Isola del Cinema infatti è la manifestazione che porta ormai da 23 anni, il grande cinema italiano e internazionale in questo affascinante scenario.

 

Isola tiberina, roma,

 

Due leggende aleggiano sulla nascita dell’Isola tiberina. Una racconta che sia sorta dal cumulo di covoni di grano appartenuti ai Tarquini e gettati nel fiume dai Romani quando l’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, fu cacciato dalla città.

La seconda ha a che fare con la sua curiosa forma che ricorda una nave! Si narra che proprio un imbarcazione, nel 291 a.C., sia salpata verso la città greca di Epidauro. L’intento era chiedere aiuto al dio della medicina Esculapio, per fermare una grave epidemia che aveva colpito Roma. Durante i riti propiziatori, un serpente uscì dal tempio e andò a rifugiarsi sulla nave romana. Certi che Esculapio si fosse trasformato in serpente, la nave si affrettò a ritornare a Roma. Quando la nave giunse presso l’isola, il serpente scese nel fiume e la raggiunse.  Scomparve indicando il luogo dove sarebbe dovuto sorgere un tempio.

La costruzione venne inaugurata nel 289 e la  posizione coincide oggi con la Chiesa di S.Bartolomeo. Splendido il suo campanile romanico, ma è assolutamente da ammirare al suo interno anche prenotando visite guidate alla mail info@sanbartolomeo.org.

A ricordo dell’evento miracoloso l’isola prese la forma di trireme, con tanto di prua, poppa e di albero maestro, rappresentato da un obelisco e poi da una colonna con la croce, rappresentazione simbolica del trionfo del cristianesimo sull’antica civiltà pagana. La colonna era detta”infame”perchè sopra veniva affissa una tabella nella quale erano indicati i banditi che nel giorno di Pasqua non partecipavano alla messa eucaristica!  Nel 1867 una carrozza vi andò a sbattere, danneggiandola a tal punto che Pio IX la fece rimuovere e rimpiazzare con una guglia.

 

 

 

Al centro della piazza dove risiede la chiesa, sorge la citata guglia a quattro facce, con le statue di San Bartolomeo, San Francesco d’Assisi, San Paolino da Nola e San Giovanni di Dio.

Accanto alla Chiesa di San Bartolomeo si trova un antico monastero francescano, trasformato in seguito in un ospizio dedicato ai più bisognosi.

 

 

La tradizione dell’isola come luogo di cura continuò nel Cinquecento con l’ospedale gestito dalla Congregazione di S.Giovanni di Dio, il “Fatebenefratelli”, un soprannome derivante dal fondatore, S.Giovanni di Dio. Il frate portoghese, per le vie di Granada, davanti all’ospedale da lui organizzato, era solito rivolgere ai passanti un richiamo: “Fate bene, fratelli!”

 

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Di epoca romana i due ponti ancora presenti:  Ponte Fabricio che conduce verso il ghetto, chiamato anche dei “Quattro Capi”, per le erme quadrifronti che tuttora esistono presso le due testate. La torre che fa da testata al ponte è nota come “torre della Pulzella” per la piccola testa marmorea raffigurante una giovinetta inserita nel paramento di mattoni. Ponte Cestio invece va verso Trastevere, chiamato anche “Ponte Ferrato” per la gran quantità di catene di ferro dei molini presenti nel fiume.

 

 

 

Leggende a parte, un grosso strato di tufo piazzato sul corso del fiume ha favorito la sedimentazione di sabbia e la formazione dell’Isola Tiberina. La sua posizione offriva un guado fra le due sponde che, agli albori della civiltà romana, rappresentava il confine fra l’area di influenza etrusca e latina. Un punto di commercio ideale fra le due popolazioni.

Una parte bellissima dell’Isola Tiberina è quella che da sul “Ponte Rotto”, inizialmente un semplice ponte di legno! Soltanto nel 142 a.C. il ponte fu terminato con l’edificazione degli archi in pietra per merito dei consoli Publio Cornelio Emiliano e Lucio Mummio. A causa della sua posizione obliqua rispetto allo scorrere del fiume, subì diversi crolli e usure. Il Tevere si portò via la conduttura insieme a tre delle sei arcate del ponte, che non vennero più ricostruite. La metà del ponte rimasta in piedi, ancorata alla riva destra, fu trasformata in giardino pensile, fino alla fine del Settecento, quando si abbandonò l’idea di passeggiarci.

Nel 1853 Pietro Lanciani restituì vita al ponte con la costruzione di una passerella metallica sorretta da funi che lo collegò alla riva sinistra. Nel 1887,  fu decretato l’abbattimento della passerella e la creazione del nuovo Ponte PalatinoL’antico ponte venne privato di due delle tre arcate e definitivamente soprannominato “rotto”, un misero troncone di pietra abbandonato nel fiume.

 

 

L’isola, lunga poco più di 300 metri e larga non più di 90 è l’unica isola urbana del Tevere.

Potrete anche mangiare divinamente al ristorante “La Sora Lella”, famoso per la notorietà della proprietaria Elena Fabrizi che prima di diventare attrice e seguire le orme del fratello Aldo, lavorava nel campo della ristorazione.

 

 

Visitate l’Isola Tiberina… ne rimarrete estasiati!! 🙂

 

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